Giovedì 21 Settembre 2017
AREA LAVORO

Il rinnovo del CCNL Terziario Distribuzione e Sevizi

Nessuna contrapposizione, come verificatosi in passato, ma solo lavoro sinergico nell`interesse delle imprese. Lavorare insieme per risolvere i problemi delle aziende. Ci tengono a sottolinearlo Confcommercio Catania e ANCL, l`associazione provinciale dei consulenti del lavoro, nei saluti di apertura dei rispettivi rappresentanti, Giovanni Arena, past president Confcommercio Catania e Rosario Lo Presti, presidente Ordine Consulenti del Lavoro di Catania, nel convegno svoltosi stamattina all`hotel Sheraton di Acicastello su «Il rinnovo del CCNL Terziario Distribuzione e Sevizi».

13/07/2011

Nessuna contrapposizione, come verificatosi in passato, ma solo lavoro sinergico nell`interesse delle imprese. Lavorare insieme per risolvere i problemi delle aziende. Ci tengono a sottolinearlo Confcommercio Catania e ANCL, l`associazione provinciale dei consulenti del lavoro, nei saluti di apertura dei rispettivi rappresentanti, Giovanni Arena, past president Confcommercio Catania e Rosario Lo Presti, presidente Ordine Consulenti del Lavoro di Catania, nel convegno svoltosi stamattina all`hotel Sheraton di Acicastello su «Il rinnovo del CCNL Terziario Distribuzione e Sevizi». Primo atto importante per le due associazioni dopo la stesura del protocollo d`intesa firmato un anno e mezzo fa nel quale hanno sottoscritto la reciproca collaborazione al fine di salvaguardare i meccanismi di rappresentanza delle rispettive organizzazioni e di incrementare i rapporti di collaborazione attraverso accordi/convenzioni locali in attuazione dell`intesa - quadro, come ha ricordato nel suo intervento Stefania Scoglio, consigliere nazionale ANCL, che ha presentato i punti cardine del protocollo. I lavori, moderati dal vice direttore di Confcommercio Catania Silvia Carrara, si sono incentrati sulla seconda intesa dopo quella dei Metalmeccanici senza la CGIL, la Filcams CGIL infatti non ha sottoscritto il nuovo testo contrattuale; ciononostante l`accordo, che sostituisce il precedente CCNL del 2008, è unico e inscindibile e come tale va applicato nella sua totalità. Sono due milioni i di dipendenti a cui viene applicato il contratto sottoscritto dalla Confcommercio, un contratto che ha recepito i contenuti dell`accordo interconfederale relativo alla riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009. A scendere nel dettaglio il direttore generale di Confcommercio Imprese per l`Italia nazionale Francesco Rivolta. «Il nostro giudizio non può che essere positivo - spiega Rivolta - Al centro delle contrattazioni reali ci sono gli interessi delle imprese che si coniugano perfettamente con quelle dei lavoratori. Sappiamo bene che gli stipendi sono gravati da una pressione fiscale e previdenziale sempre più insopportabile, per questo riteniamo che questo contratto debba essere accompagnato da un alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro, così facendo si innesca anche un processo virtuoso sulle dinamiche dei consumi, che oggi è in recesso. Siamo però rammaricati - continua il direttore generale di Confcommercio - che la CGIL abbia mantenuto un atteggiamento preconcetto rispetto ai temi innovativi che il contratto ha posto ma ci auguriamo che questa posizione venga superata come nel precedente rinnovo del contratto del 2008». Se gli ultimi due rinnovi avevano richiesto ben 18 mesi di trattativa, questo accordo si è chiuso dopo 57 giorni dalla scadenza, dimostrando coerenze tra l`intesa del 26 febbraio scorso e le linee guida condivise nella Conferenza di sistema tenutasi a Villasimius: La volontà di giungere al rinnovo del CCNL, nonostante 3 piattaforme rivendicative differenti in due momenti differenti (2 piattaforme a luglio - CISL e UIL e una a settembre - CGIL) e nonostante la CGIL non firmataria dell`Accordo sul rinnovo degli assetti contrattuali del 2009, la cui sommatoria delle richieste portava il costo del rinnovo ad oltre il 15%; il rinnovo risponde all`IPCA (5,61%) = 86 euro a regime al 4° livello. Il ruolo del secondo livello: non poteva più essere solo una sommatoria di costi, perché l`esperienza ci diceva che proseguendo in quella direzione, tra disdette di contratti aziendali che non reggevano più e mancati contratti territoriali, era solo questione di tempo perchè venisse «accertata» la morte del secondo livello. Invece, sul secondo livello di contrattazione si sono definite regole chiare ed esigibili sia sulla presentazione delle piattaforme per cui è stata prevista una moratoria di 18 mesi sia sui della negoziazione, per legare la crescita dei salari ad aumenti di produttività, e quelli su cui intervenire in deroga, superando le vecchie logiche tipiche di quella contrattazione che ha prodotto premi fissi, automatici e a pioggia, uguali per tutti, o peggio di quella contrattazione «integrativa» che di integrativo aveva prevalentemente i costi, mentre la produttività affollava le «premesse» ma si vedeva sempre meno nella pratica. Il recupero di produttività: diminuire divario tra ore retribuite (2080) e ore lavorate (1651) - con l`obiettivo di far ripartire la capacità occupazionale del settore, che per la crisi ha subito un significativo arresto si e si è individuato un meccanismo per l`acquisizione graduale dei permessi. In tal modo si è ottenuto un contenimento iniziale del costo del lavoro per i nuovi assunti che non verrà a incidere sulla busta paga, senza quindi penalizzare i salari. La lotta all`assenteismo: una novità assoluta per un contratto collettivo, finalizzata a disincentivare gli abusi sui primi tre giorni di malattia. Abusi che danneggiano l`azienda, ma anche i collaboratori su cui ricade l`onere di supplire alle assenze o di aumentare il loro carico di lavoro. Si tratta di un intervento serio, ma equilibrato per cui, partendo dal dato medio delle percentuali di assenze per malattia ed il numero di eventi morbosi è stata prevista una graduale riduzione in percentuale della copertura dei costi, a carico del datore di lavoro, contemperando tale previsione con il potenziamento delle tutele a favore dei lavoratori colpiti da gravi patologie, proseguendo sulla strada intrapresa dallo scorso rinnovo dove si era già prevista l`aspettativa fino a 12 mesi per questi lavoratori che soffrono di gravi e serie patologie. Purtroppo, sempre sulla malattia, le parti avevano condiviso una soluzione idonea a ridurre l`ingiustificato differenziale esistente tra il nostro settore ed altri in ambito manifatturiero: il pagamento del contributo di malattia all`INPS che per noi significa il 2,44% per tutti i lavoratori. La soluzione del CCNL, basata su una norma del 2008 e su una sentenza della Corte Costituzionale del 2010 avrebbe consentito alle aziende di razionalizzare i costi accollandosi il pagamento diretto e senza che i lavoratori perdessero nulla, ma una improvvida disposizione della Manovra Finanziaria sembra aver vanificato questo importante risultato. A questo punto, bisognerà aprire un tavolo con le Istituzioni per verificare la congruità di questa contribuzione e soprattutto eliminare la sperequazione tra settori. Quanto allo sviluppo del ruolo delle relazioni sindacali uno degli elementi qualificanti è dato dalle nuove disposizioni in materia di arbitrato, certificazione e conciliazione che, nel recepire la nuova normativa in materia, hanno l`obiettivo di ridurre il contenzioso tra le parti tramite un percorso che vorrebbe un`iniziale fase (certificazione) di individuazione e redazione della tipologia contrattuale più consona all`attività che il dipendente dovrà andare a svolgere all`interno dell`impresa, una seconda fase di conciliazione delle eventuali controversie ed infine la risoluzione arbitrale tra le parti. «Ci auguriamo - conclude il direttore Rivolta - che l`esempio che le parti sociali hanno saputo dare rinnovando il contratto del terziario in tempi brevi e in un contesto cosi difficile, garantendo certezza per lavoratori e imprese, guardando al futuro per salvaguardare l`occupazione, rafforzando il welfare contrattuale sia punto di riferimento anche per le Istituzioni Pubbliche e che si possa intraprendere un confronto serio su cosa spetta al pubblico e cosa può integrare il privato, sia in termini di costi che di compiti. Solo cosi il valore della contrattazione e degli impegni delle Parti sociali ne usciranno rafforzati e valorizzati». Di grande rilevanza l`intervento del sottosegretario di Stato al lavoro e alle politiche sociali on. Nello Musumeci. «Catania rappresenta un`anomalia: ha la più alta concentrazione di centri commerciali e di grande distribuzione in Europa. Un primato negativo che provoca la continua chiusura delle piccole botteghe, lo spopolamento di interi quartieri, l`alterazione di contesti sociali e occupazionali. Le colpe sono antiche - ha dichiarato l`on. Nello Musumeci - perché negli anni è mancata qualsiasi azione di controllo e pianificazione sul territorio». Il sottosegretario Musumeci ha anche sottolineato alcuni dati: nel marzo scorso l`Istat ha registrato un aumento dell`occupazione dello 0,3%, cioè 144.000 persone sono rientrate nel sistema del lavoro; a giugno è diminuito il ricorso alla cassa integrazione guadagni e, infine, secondo uno studio dell`Unioncamere nei prossimi tre mesi troveranno occupazione circa 64.000 giovani al di sotto dei 30 anni. «Confermo in questa sede - ha concluso l`on. Musumeci - l`attenzione del Governo ad un confronto serio e costruttivo con la Confcommercio che rappresenta una straordinaria realtà italiana in termini di ricchezza economica e nei confronti dei consulenti del lavoro, la cui appassionata professionalità costituisce garanzia a impresa e lavoratori».

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